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#MARZOSOCIAL: gli avvenimenti digital del mese

#MARZOSOCIAL: gli avvenimenti digital del mese

Cosa è successo sui social e nel web nel mese di marzo con l’arrivo della primavera? La guerra in Ucraina non sembra arrestarsi e in un mondo così tecnologico e costantemente connesso i social hanno un ruolo fondamentale sia come mezzi di informazione sia per una vera e propria propaganda di guerra.

La piattaforma TikTok continua a crescere e ha introdotto la possibilità per gli artisti di farsi conoscere in modo gratuito tramite SoundOn, il nuovo servizio ancora disponibile solo per pochi paesi.

Tra le notizie più rilevanti di questo mese troviamo anche Netflix e la sua predisposizione al gaming sempre più preponderante attraverso l’acquisizione di Next Games.

Infine, Tinder ha fatto un piccolo ma grande passo contro la violenza di genere grazie alla sua originale collaborazione con Garbo.

Ma andiamo ad approfondire meglio punto per punto.

Russia vs Ucraina: la guerra combattuta anche sui social

Quando tutto è iniziato sembrava irreale, un film dell’orrore da cui voler scappare, invece nel 2022 siamo di fronte a questo terribile scenario. Per la prima volta nella storia, la guerra non si combatte solo nelle città ma anche sui social media: basti pensare all’esclusione di più di 80 milioni di utenti risiedenti in Russia da Instagram e Facebook. Una vera e propria censura che Putin ha messo in atto in tutto il paese per non far circolare nel suo territorio le notizie della guerra. Non sono mancate le lacrime soprattutto di coloro che con i social ci lavorano, come gli influencer, molti dei quali nelle prime fasi conflitto, compresa la situazione, si sono schierati a favore della libertà individuale.

Recentemente molte piattaforme social hanno impedito l’utilizzo delle ads al Cremlino e hanno bloccato le informazioni e i contenuti provenienti da server statali russi per oscurare ogni forma di propaganda da parte di Putin e i suoi seguaci.

Anche gli altri social hanno preso direzioni simili: Youtube è andato dietro a Meta oscurando ogni forma di diffusione delle informazioni da parte del governo russo, Twitch e Onlyfans non consentono più il pagamento verso account russi.

Telegram sembra essere l’unica importante fonte di notizie che consente ai russi di sfuggire alla censura seppur popolata anch’essa da propaganda e disinformazione.

TikTok permette di monitorare e conoscere gli avvenimenti del conflitto tra Russia e Ucraina grazie ai video pubblicati da coloro che abitano al confine con quest’ultima; anche giornalisti e reporter utilizzano questi materiali per ricostruire i fatti sulla guerra data le innumerevoli fake news che circolano in rete e sui social.

Infine, Twitter per contrastare questo fenomeno ha messo in atto una vera e propria campagna per contrastare le fake news sulla guerra rimuovendo circa 50mila post e oltre 75mila account. In questo modo la piattaforma ha eliminato circa il 30% di contenuti fake tra raccolte fondi false e video non attuali o non reali diventati virali.

Zelensky: una strategia social efficace

Il conflitto avviene anche sui social e un abile comunicatore che sfrutta questi mezzi al meglio è sicuramente Zelensky, presidente ucraino. Fin dall’inizio del conflitto ha adottato una buona strategia mostrandosi vicino al suo popolo sotto attacco. La chiave della comunicazione di Zelensky è la tempestività con cui dà le notizie, in ogni momento di incertezza si mostra ai suoi cittadini aggiornandoli sui fatti e facendosi vedere al loro fianco in ogni momento.

Nei video che il presidente ucraino posta sui social appare in maglietta, spesso color verde militare, e felpa proprio per trasmettere un’immedesimazione con i militari e con tutto il suo popolo. La drammaticità della situazione è messa molto in risalto dal cambio di abbigliamento rispetto a pochi giorni prima del conflitto sempre in giacca e cravatta.

La differenza di comunicazione di Zelensky e Putin è notevole: i video di quest’ultimo sono distaccati e freddi, come per mostrarsi al di sopra del suo popolo. I due sembrano quasi essere di due epoche comunicative diverse, anzi lo sono.

SoundOn: TikTok come trampolino di lancio per gli artisti emergenti

Nell’ultimo aggiornamento TikTok ha lanciato SoundOn, la sua nuova piattaforma di distribuzione musicale, un servizio che offre ai giovani talenti musicali la possibilità di emergere e farsi conoscere da un pubblico più o meno vasto. La novità al momento è disponibile solo in alcuni paesi ma presto dovrebbe arrivare anche in Europa.

L’obiettivo della piattaforma è quello di dare supporto ai nuovi artisti offrendo loro la possibilità di farsi conoscere.

Il funzionamento del servizio sembra piuttosto semplice: ogni artista potrà caricare gratuitamente le proprie canzoni su SoundOn e guadagnare grazie alle royalty ottenute. Per il primo anno di iscrizione alla piattaforma TikTok concede il 100% del guadagno ai giovani talenti, dal secondo anno il guadagno scende al 90% delle royalty, un tasso comunque sempre molto alto.

Una volta caricati i propri brani musicali su SoundOn, è possibile monitorare il loro andamento direttamente dall’app tramite strumenti di promozione e insight e usufruire del servizio di consulenza dai membri del team della piattaforma.

Questo servizio offre ai giovani talenti la possibilità di ricevere milioni e milioni di views grazie agli innumerevoli utenti già presenti su TikTok.

In questa nuova piattaforma i brani caricati verranno distribuiti anche nei principali siti di streaming musicale come Spotify e Apple Music per un ulteriore copertura mediatica. E tu sei appassionato di musica e il tuo sogno è quello di fare conoscere le tue canzone a più persone possibili? Questa è l’app che fa per te!

Netflix fa un passo avanti nel gaming: acquistata Next Games

Negli ultimi anni il gaming ha avuto un vero e proprio boom soprattutto tra le nuove generazioni, per questo motivo da un po’ di tempo Netflix sta cercando di ampliare il suo repertorio anche ai videogiochi. Questa tendenza è emersa la scorsa estate quando la società ha assunto Mike Verdu, al tempo designer di videogiochi e attualmente vicepresidente di Netflix e responsabile del reparto gaming.

Oltre alla continua avanzata del gaming in tutto il mondo la scelta di Netflix deriva anche dall’elevato numero di competitor all’interno delle piattaforme streaming come Amazon Prime Video, Infinity, Disney Plus, ecc. Questa novità è un modo per far sì che la piattaforma più famosa del settore si mantenga sempre un passo avanti alle altre: questa volta lo ha fatto acquistando Next Games, sviluppatore di giochi soprattutto per mobile, per 65 milioni di euro.

Per chi possiede già un account Netflix non sarà difficile fruire dei videogiochi al suo interno in quanto al momento il servizio rimane incluso nel normale abbonamento mensile degli utenti senza nessun costo aggiuntivo. Next Games è famoso per aver realizzato grandi progetti nell’ambito dei videogiochi tra cui alcuni basati su Stranger Things e The Walking Dead.

All’interno del catalogo di Netflix al momento sono fruibili soltanto 14 videogiochi ma, come ha affermato Mike Verdu, il team della piattaforma sarà in grado “di creare un portafoglio di giochi a livello mondiale” grazie alla collaborazione con Next Games.

Per gli appassionati del settore questa è sicuramente una vera e propria rivoluzione. Non ci resta che attendere i nuovi contenuti per scoprire nel dettaglio questa novità!

Tinder e la lotta contro gli abusi sessuali

Recentemente Tinder ha introdotto una nuova funzione nell’app: la possibilità di controllare la fedina penale dei potenziali patner per evitare di trovarsi in situazioni spiacevoli o pericolose. Questa funzionalità è disponibile al momento solo negli Stati Uniti ed è possibile grazie ad una patnership con Garbo, organizzazione senza scopo di lucro operante contro la volenza di genere.

L’ente si occupa di raccogliere dati riguardanti il rapporto dei cittadini con la giustizia: arresti, abusi, crimini, denunce, tutto ciò per prevenire altri reati di natura sessuale e non.

Questo controllo è possibile direttamente dalla piattaforma di Tinder andando sulla pagina del “match” che si intende contattare. Cliccando sull’icona di Garbo è possibile controllare la fedina pedinale del potenziale patner e segnalarla sull’app in caso di precedenti pericolosi.

Ma qual è il “problema” in tutto questo? La funzionalità non è gratuita infatti dalla terza indagine in poi il costo è di 2,50 dollari l’una più i costi di commissione. Questo è sicuramente un limite enorme per la tutela dei reati infatti può succedere che dopo le due indagini gratuite gli utenti non sfruttino più questa funzione per evitare di spendere soldi e si mettano quindi in situazioni poco piacevoli.

L’altro punto critico è che molti abusi spesso non vengono dichiarati e denunciati alle autorità competenti per paura o vergogna quindi non sempre le informazioni individuate su Garbo risultano veritiere.

Quello che è certo però è che Tinder ha fatto un piccolo ma grande passo per tutelare e prevenire reati sessuali sperando che questo sia solo l’inizio per questa e le altre piattaforme social.

Per concludere…

Le novità nel mondo dei social non si fermano mai, se vuoi rimanere aggiornato su questo mondo in continuo cambiamento continua a seguire i nostri articoli!

Se, invece, hai bisogno di sviluppare una strategia ad hoc per farti strada in questo mondo online sempre più complesso affidati alla nostra agenzia, CHIAMACI e ti aspettiamo per un caffè!

Social Media Trend 2022: guida per le aziende

Social Media Trend 2022: guida per le aziende

Nel 2020 e nel 2021 si è assistito ad un boom dei social soprattutto a causa della pandemia e dell’isolamento forzato. Questo fenomeno è stato sicuramente alimentato dalle famose dirette di personaggi famosi e influencer per tenere compagnia agli utenti, dai trend da condividere con gli altri come gli aperitivi sui balconi alle 18 e dai famosi hashtag #andràtuttobene e #iorestoacasa.

Ma come sono cambiati i social post pandemia? Quali sono i trend social 2022? Secondo il report Social Media Trends 2022 di Talkwalker e Hubspot le principali tendenze social di quest’anno sono: l’esponenziale diffusione di Tik Tok, il nuovo concetto di metaverso, l’introduzione dell’opzione di vendita nei maggiori social network e il nuovo modo di comunicare post pandemia tra la crescita delle community e quella degli influencer. Ma vediamoli più nel dettaglio.

Trend #1: TikTok sempre più protagonista

TikTok nell’ultimo anno ha raggiunto il record di download con più di 1,2 miliardi di utenti, il social ha avuto una crescita esponenziale dal 2019 ad oggi. L’applicazione punta ad avvicinarsi sempre più alle esigenze delle aziende e prevede infatti l’aggiunta di una modalità e-commerce e di monetizzazione al suo interno.

TikTok è il social perfetto per quelle aziende che vogliono rivolgersi ad un target giovane, in particolare alla Generazione Z in quanto i dati relativi a quel tipo di pubblico sono più che ottimi.

Prevedere l’utilizzo di una strategia di marketing tramite l’uso di questo social, che piano piano si sta facendo sempre più strada nel mondo degli ADV, è la strada che le aziende dovrebbero adottare in quando l’app è facile e immediata da utilizzare, la sola creazione di piccoli video creativi permette, infatti, il coinvolgimento degli utenti e tanta copertura, soprattutto se il contenuto diventa virale sulla piattaforma.

La situazione post pandemia ha fatto sì che gli utenti siano più attratti da contenuti che vadano a soddisfare i loro bisogni e che riescano a coinvolgerli con la personalizzazione degli stessi. TikTok è il mix perfetto di contenuti unici, semplici, originali e personalizzati in grado di attirare l’attenzione del cliente.

La varietà di argomenti su TikTok è infinita per cui ogni azienda può decidere di approcciare a questo mondo e mettersi in gioco. Anche imprese B2B o comunque con un tone of voice più serio possono utilizzare la piattaforma sfruttandola per avvicinarsi emotivamente all’utente ed essere visto da un punto di vista più umano.

Le stories approdano anche su TikTok

Proprio in questi giorni sembra che TikTok abbia introdotto la possibilità di creare stories di 15 secondi della durata di 24 ore simile proprio a quelle di Instagram e Facebook. Il funzionamento è simile a quest’ultime infatti c’è la possibilità di pubblicare foto o video dalla propria galleria e aggiungervi testo o effetti.

Questa funzionalità nei mesi scorsi era disponibile solo per pochi creators per la sperimentazione ma sembra che al momento si stia ampliando e che a breve sarà disponibile per tutti!

Le TikTok stories si possono vedere sia dal profilo dell’utente stesso sia dalla sezione “Per te” della home.

Sembra una nuova modalità della piattaforma di coinvolgere sempre più utenti convergendo tutte le funzionalità degli altri social.

L’inserimento delle stories su TikTok è una buona opportunità per le aziende per tenere aggiornati i clienti sulle novità dell’impresa: nuova collezione, nuovi piatti sul menù, nuovi membri dello staff, ecc. Un modo, quindi, per mostrarsi più vicino agli utenti e ottenere la loro fiducia.

Trend #2: i social come veri e propri e-commerce

Recentemente i principali social come Instagram e Facebook hanno introdotto la possibilità di vendere e comprare prodotti direttamente dalle loro piattaforme; questa tendenza sta crescendo sempre di più infatti anche TikTok e Pinterest stanno pensando di inserire questa funzionalità.

In questo modo i social network, invece che essere usati soltanto per prendere inspirazione, prevedono di seguire l’utente anche nella fase finale dell’acquisto in modo che la vendita sia semplice e immediata senza uscire dall’applicazione.

Questo ci fa capire che l’obiettivo dei social è di insediarsi sempre di più nella vita degli utenti per creare un percorso lineare senza interruzioni e far parte delle loro vite in ogni momento sia online che offline. I brand dovrebbero approfittare di questa in modo da indurre più facilmente gli utenti all’acquisto dei loro prodotti.

Trend #3: lo sviluppo del Metaverso

Hai mai sentito parlare di Metaverso? Il concetto ormai è sempre di più diffuso anche se la definizione precisa ancora non esiste. Il termine non è nuovo infatti è stato utilizzato per la prima volta da Neal Stephenson nel suo libro di fantascienza intitolato “Snow Crash” nel 1992.

Questo mondo ancora sconosciuto è la novità del momento da quando Mark Zuckerberg ha cambiato il nome della sua società in Meta e in un video ha spiegato il concetto di Metaverso dicendo che il termine si riferisce a “… un insieme di spazi virtuali in cui puoi creare ed esplorare con altre persone che non si trovano nel tuo stesso spazio fisico. Sarai in grado di uscire con gli amici, lavorare, giocare, imparare, fare acquisti, creare e altro ancora. Non si tratta necessariamente di passare più tempo online: si tratta di rendere più significativo il tempo che trascorri online”.

Il Metaverso si può definire quindi come un ambiente dove virtuale e fisico si fondono e nasce per soddisfare il bisogno degli utenti di socializzare emerso soprattutto durante la pandemia di covid-19.

Come possono le aziende sfruttare il Metaverso? Questo nuovo spazio virtuale annunciato da Zuckerberg punta ad alimentare il coinvolgimento dei consumatori attraverso innovative modalità di fruizione dei contenuti. È un concetto appena nato ma in futuro sarà sicuramente una risorsa da prendere in considerazione per aziende che vogliono creare strategie di marketing efficaci e competitive.

Trend #4: i social post pandemia tra community e influencer

Come abbiamo già detto, con la pandemia di covid-19 il mondo dei social e il tempo trascorso dagli utenti sulle piattaforme è cresciuto esponenzialmente in tutto il mondo.

L’attenzione degli utenti online è sempre più latente per questo l’obiettivo dei brand deve essere quello di soddisfare i bisogni impliciti ed espliciti degli utenti anche attraverso la creazione di esperienze personalizzate.

In questo ambiente hanno ottenuto sempre più importanza le community, uno spazio di confronto e condivisone tra utenti con interessi e valori simili. Per le aziende rivolgersi a queste “comunità social” può rappresentare un grande vantaggio ma è fondamentale scegliere quelle più adatte al tipo di persone a cui il brand si rivolge.

Un modo per rivolgersi alle community nel modo giusto? Sicuramente gli influencer! Quest’ultimi infatti si sono fatti sempre più spazio nel mondo social e coloro che ottengono più successo sono quelli che vanno a indagare i bisogni e gli interessi dei loro follower per creare loro contenuti ad hoc.

È sempre più comune l’utilizzo dei social da parte degli influencer per contenuti di promozione culturale come tour virtuali, tramite live su Instagram, Facebook o TikTok. Il marketing quindi è sempre più esperienziale, un mix tra reale e virtuale, una convergenza tra i due mondi che si avvia verso il Metaverso.

In conclusione…

Come abbiamo visto i social stanno prendendo il sopravvento in tutti gli ambiti della vita e sta ai brand sfruttarli nel modo giusto per farsi sempre più spazio in questo universo sempre più competitivo. Creare contenuti personalizzati, esperienziali e che vadano a soddisfare i bisogni nascosti degli utenti è un buon punto di partenza. Vuoi sviluppare una strategia social che ti permetta di emergere tramite contenuti ad hoc per il tuo target? CHIAMACI e vieni a prendere un caffè in agenzia!

Amazon Go: come sarà la spesa del futuro?

Amazon Go: come sarà la spesa del futuro?

Hai mai sentito parlare di Amazon Go? Si tratta di un negozio digitalizzato ideato da Jeff Bezos che permette di terminare la spesa ed uscire senza fare un’interminabile fila alle casse. Ma andiamo con ordine, al giorno d’oggi è sempre più ampia la propensione delle aziende verso il “phygital”. Con questo termine si intende la fusione di “physical” e “digital” e si riferisce ad oggetti che appartengono a entrambi i mondi. Ti è mai capitato di cercare un paio di scarpe online ma di recarti in negozio per ultimare l’acquisto? A chi non è capitato! Più di 1/5 degli utenti, infatti, durante il percorso d’acquisto online, soffre della mancanza di interazione fisica con i commessi. In questo scenario una buona strategia omnichannel fa la differenza.

 

Perché un brand online dovrebbe essere presente nel mondo fisico?

La tendenza al Phygital non è comune soltanto in quelle aziende con sede fisica che vogliono sfociare nel web. Ultimamente sta prendendo terreno anche la strada opposta: ovvero la propensione di quei brand nati solo in forma digitale a individuare spazi per essere presenti anche nel mondo fisico. Perché questo avviene?

Il primo fattore che spinge questo cambiamento è sicuramente la consapevolezza che il territorio digitale è ormai saturo e si è andato a creare uno spazio competitivo dal quale è difficile emergere.

Va tenuto in considerazione anche che la presenza fisica del cliente in negozio porta ad un livello di coinvolgimento con il consumatore molto più profondo perché viene dato valore alla parte emotiva dell’acquisto.

Un ultimo elemento, ma non meno importante, che spinge i brand ad ampliarsi al mondo fisico comprende il fatto che i clienti possano avere uno spazio dove testare i prodotti e i servizi che il brand ha da offrire.

E tu cosa preferisci? Comprare comodamente seduto sul divano o fare un giro tra negozi del tuo centro commerciale di fiducia?

 

Amazon Go: il segreto è una customer experience integrata

Il phygital marketing si delinea nella costruzione di una customer experience integrata, dove fisico e digitale coesistono nello stesso momento. Una customer experience integrata ben sviluppata è importante in quanto oggi il cliente è sempre più iperconnesso e riesce, quindi, ad abitare sia il mondo fisico che quello digitale. Inoltre, soffriamo di un’enorme crisi dell’attenzione e se i brand non riescono a catturare in pochi secondi l’attenzione del potenziale acquirente con esperienze emozionali rischia di perderla.

In questo contesto risulta quindi fondamentale riuscire ad integrare al meglio questi due mondi per arrivare a una customer experience davvero totalizzante come nel caso Amazon Go, il supermercato 4.0 del colosso Amazon che ha messo a punto una vera e propria esperienza emozionale convergendo fisico e digitale. Tutto ciò è essenziale per far immergere il cliente nel mondo dell’azienda e far sì che si senta completamente a suo agio.

 

Il caso di Amazon Go

Un esempio lampante di customer experience integrata è sicuramente quella di Amazon. Il colosso mondiale, oltre alla vendita di prodotti sul suo e-commerce, mette a disposizione servizi di ogni tipo, da film e serie tv a dei veri e propri punti vendita.

Hai mai sentito parlare di Amazon Go? Stiamo parlando di un supermercato 4.0 nato da un’idea di Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon. Il punto vendita, inizialmente presente solo sul continente americano e nel 2021 aperto anche a Londra, pone al centro il cliente andando a risolvere uno dei grandi problemi del fare la spesa: l’interminabile fila alle casse! Jeff ha risolto il dilemma grazie all’Intelligenza Artificiale e all’inserimento di sensori e telecamere ovunque. Questi, collegati all’app di Amazon Go, permettono di fare una normale spesa, prendendo prodotti dagli scaffali e riponendoli in caso di indecisione. Una volta terminato lo shopping il cliente può uscire liberamente dallo store senza fermarsi per pagare i prodotti, quest’ultimi infatti vengono addebitati direttamente al conto dell’account Amazon collegato all’app, scansionata all’entrata.

Amazon in questo modo ha realizzato una vera e propria customer experience integrata permettendo al consumatore di interagire nel mondo fisico e in quello digitale senza nessun tipo di interruzione o problema.

Il sistema di telecamere presente all’interno di Amazon Go, grazie all’osservazione dei comportamenti d’acquisto dei clienti, consente anche di creare strategie di marketing personalizzate sulla base di quest’ultimi.

 

Come sarà la spesa del futuro?

Amazon sfrutta quindi la tecnologia del “Just Walk Out”, ovvero il fatto che una volta terminato di fare la spesa l’utente può dirigersi verso l’uscita senza bisogno di fermarsi alle casse.

Questo sistema ha avuto molto successo sin dall’inaugurazione del primo store, che risale a gennaio 2018 a Seattle, oggi in America si contano già 27 negozi Amazon Go e le prospettive prevedono una continua espansione. Dopo questo enorme successo le principali catene della grande distribuzione, tra cui Carrefour in Francia e Conad in Italia, si stanno sempre più orientando verso nuovi format senza casse (detti cashierless) basandosi su startup.

Carrefour sta testando Qopius, una stratup ideata per il riconoscimento automatico dei prodotti direttamente quando vengono prelevati dagli scaffali.  In Italia, invece, Conad sta sperimentando un particolare carrello della spesa che, collegato ad un’intelligenza artificiale, permette di riconoscere quali e quanti prodotti vengono inseriti o eliminati al suo interno. Una volta terminata la spesa il dispositivo elabora il conto trasferendolo direttamente sulla carta di credito del cliente. Questo tipo di tecnologia si basa sulla startup Tracxpoint, che adotta una metodologia molto simile a quella dei negozi di Amazon Go.

Non è possibile prevedere con esattezza l’evoluzione di questo settore ma la direzione sembra quella di una sempre maggior digitalizzazione dei supermercati seguendo la scia proprio di Amazon Go in America.

Vuoi saperne di più? Hai un negozio fisico e senti la necessità di ampliarti nel digitale o viceversa? CHIAMACI e vieni a parlarne insieme a noi, ti offriamo un caffè!

Neuromarketing: come attrarre gli utenti sul web

Neuromarketing: come attrarre gli utenti sul web

In questo periodo storico siamo costantemente sottoposti a una moltitudine di annunci. Per questo motivo, molte aziende ricorrono sempre più spesso a tecniche pubblicitarie che derivano dalle scienze cognitive. Prima fra queste è il neuromarketing, volta a far sì che i contenuti generati dai brand restino impressi nella mente dei potenziali acquirenti e si differenzino da quelli dei competitor. Il neuromarketing, quindi, pone al centro il cliente e le ragioni per le quali compie determinate scelte.

 

Attirare l’utente: tra immagini lucide e foto di gattini

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Credit by GoPro, Coca Cola, The North Face

Esistono immagini che ti attraggono più di altre, ti sei mai chiesto il perché? Te lo spieghiamo subito! Tre tipi di immagini ci attraggono maggiormente sul web, e soprattutto sui social: quelle che rappresentano qualcuno simile a noi, quelle lucide spesso con alimenti buoni e gustosi e quelle che rappresentano il mondo animale in situazioni “quasi umane”.

Ti è mai capitato di sentirti più affine ad un capo di moda perché indossato da qualcuno molto simile a te? Questo avviene perché tendiamo a fidarci di più delle persone che percepiamo vicine al nostro modo di essere, non solo per quanto riguarda l’aspetto fisico ma anche riguardo la condivisione delle nostre stesse passioni e dei nostri stessi interessi.

Anche le immagini con effetto lucido tendono a catturare la nostra attenzione ma stavolta il motivo è legato ad un istinto primario dell’essere umano. L’aspetto lucido degli oggetti viene associato dal nostro cervello all’acqua, nostra prima fonte di vita. L’innesco mentale della sete tende quindi ad attrarci verso questo tipo di immagini. Ad esempio, ti è mai capitato di vedere una lattina al supermercato e avere voglia di berla in quel preciso istante? Ecco, ora sai il perché.

Passiamo a parlare dei famosi “gattini” che piacciono e attirano svariati utenti. Gli animali raffigurati durante comportamenti che possono essere associati alla specie umana tendono a stimolare in modo particolare le nostre emozioni. Questo perché il nostro cervello non è in grado di riconoscere al meglio le espressioni facciali degli animali e per questo motivo molti pregiudizi non vengono innescati; la maggior parte delle volte, infatti, tendiamo ad interpretare le loro smorfie come segnali divertenti e ironici. Non è così?

Colori: significato e importanza nell’attrazione social

Ci sono colori che catturano la nostra attenzione più di altri. Questo avviene perché a seconda del significato che si vuole trasmettere il colore da utilizzare cambia:

  • ROSSO: evoca passione perché associato al sangue del corpo umano, alla potenza, e in alcuni casi anche al pericolo e all’urgenza. Ha perciò una grande capacità di attirare l’attenzione ed infatti è spesso impiegato per le call to action, le offerte speciali o i saldi e i cartelli stradali di pericolo. Il rosso è un colore che si rifà molto ai “peccati di gola” infatti si ritrova spesso nei marchi legati al food come Algida. Viene utilizzato dai brand che vogliono comunicare forza, vitalità e leadership e che si differenziano dalla concorrenza per i loro format unici (come ad esempio: Netflix, YouTube, Coca Cola, ecc.).
  • ARANCIONE: L’arancione è un colore che esprime equilibrio, creatività, entusiasmo e dinamismo. L’arancione stimola l’energia e i brand che lo utilizzano sono giovanili, energici e trasmettono un messaggio molto fresco e moderno come ad esempio Fanta e Nickelodeon. L’esempio lampante di un grande colosso rappresentato da questo colore è Amazon, brand che vuole esprime modernità, affidabilità e dinamismo.
  • GIALLO: è un colore che esprime vitalità e allegria in quanto ricorda il sole infatti è perfetto per i contesti che riguardano i bambini (come il marchio Lego). I brand che utilizzano in prevalenza il colore giallo vogliono trasmettere ottimismo e dinamicità, e se abbinato al nero crea anche un’aria di importanza e serietà come possiamo notare ad esempio in IKEA, Hertz e National Geographic. Un esempio relativo all’utilizzo nel logo di questo colore è Eni, legato appunto all’energia.
  • VERDE: è collegato alla natura, e di conseguenza alla crescita personale e alla salute. Stimola l’attenzione e induce una sensazione di equilibrio. Le pareti degli ospedali sono molto spesso di colore verde proprio per aiutare la calma e la tranquillità. Il verde è utilizzato anche per riferirsi a standard etici riguardo l’ambiente e la natura, ed è il simbolo dell’azione corretta. Per questo motivo, i brand che usano il verde sono soprattutto marchi eco-friendly come Enegan ed Edison, ma è caratteristico anche di aziende tecnologiche che vogliono esprimere stabilità come Acer, Android, Spotify, ecc.
  • BLU: è uno dei colori più amati e più utilizzati e rappresenta la calma, l’onestà, l’affidabilità e la sicurezza. Le tonalità più scure vengono utilizzate per richiamare alla memoria l’esperienza di un’azienda, il suo successo e la sua affidabilità. L’azzurro viene utilizzato principalmente per esprimere un rapporto informale e di amicizia con l’utente (infatti è il colore di molti social media). Il blu è quindi molto utilizzato dai brand che vogliono dare un’immagine rassicurante, come aziende del settore finanziario o di quello tecnologico (ad esempio Skype, Intel, Samsung), ma anche aziende che trattano di prodotti e servizi relativi al benessere e alla salute come l’azienda Pfizer.
  • VIOLA: il viola è il simbolo della creatività e viene spesso utilizzato per andare fuori dagli schemi e per esprimere il proprio modo di essere, solitamente non conforme a quella che viene definita “normalità”. Due piattaforme che colgono a pieno quanto detto e che utilizzano il viola come colore principale del brand sono Twitch e Yahoo! dove gli utenti sono liberi di esprimersi nel proprio spazio online dedicato. Questo colore ha svariati altri significati come quello relativo alla femminilità (ad esempio Lines) o alla nobiltà infatti viene utilizzato in numerosi brand di lusso.
  • NERO: è un colore potente, simbolo dell’eleganza, del lusso e dell’autorità. Viene utilizzato per esprimere concretezza, qualità, modernità e raffinatezza. Si ritrova principalmente in brand di lusso come Prada e Chanel; e sempre più aziende tecnologiche lo utilizzano per simboleggiare autorità e serietà (come Apple).
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Fonte: https://cimoinfo.com/2019/09/05/quanto-pesano-i-colori-nel-marketing/

Neuromarketing offline: quando un odore ti accende un ricordo

Quanto è bello quando passiamo davanti ad un negozio e l’odore che ci invade ci innesca un ricordo? Magari quello della nonna mentre faceva il bucato o i biscotti appena sfornati per merenda. Questo è tutto marketing, o meglio, neuromarketing.

L’olfatto, infatti, è uno dei cinque sensi più potenti, superiore addirittura alla vista. Gli utenti, in media, tendono a ricordare solo il 5% di ciò che viene mostrato loro mentre ricordano il 35% di ciò che sentono attraverso l’olfatto. Quando sentiamo un buon profumo o un cattivo odore tendiamo a ricollegarlo a un’esperienza passata, questo perché il sistema olfattivo è collegato al sistema limbico, sede di ricordi ed emozioni. Questo è il motivo per cui gli odori alimentano la connessione tra brand e consumatore grazie allo stimolo di ricordi più profondi.

Molti store fisici si stanno sempre più orientando verso un maggior utilizzo di questa tecnica di neuromarketing in grado di influenzare la percezione stessa del negozio. Un esempio tra tutti sono le grandi catene di supermercati. Sempre più spesso infatti all’interno degli stessi è presente il reparto dedicato alla preparazione di prodotti da forno, come il pane. Questo provoca la diffusione di baguette calda appena sfornata in tutto il supermercato e genera nei clienti la sensazione di fame che provano a colmare facendo più acquisti del dovuto. L’odore di pane, inoltre, stimola il ricordo dell’infanzia e fa sì che il cliente stia più a lungo nel punto vendita spinto da ricordi piacevoli.

Un esempio di un noto brand che ha utilizzato il marketing olfattivo è la compagnia aerea British Airways che ha diffuso il profumo di erba nella propria sala d’attesa all’aeroporto per dare la sensazione ai viaggiatori di essere all’aria aperta.

Lush, invece, rappresenta un caso molto discusso riguardo l’utilizzo che fa del profumo nello store infatti i clienti spesso sono di due opinioni contrastanti: alcuni trovano la sensazione di essere invasi dalla fragranza che emanano i punti vendita piacevole e tranquillizzante, altri invece tendono a ritenerla “troppo forte” e ciò li spinge a tenersi alla larga dallo store.

In conclusione…

In questo articolo abbiamo visto che esistono immagini, colori e odori più efficaci di altri per catturare l’attenzione degli utenti. Il mondo dei social e del neuromarketing è, però, infinito e ogni tipologia di settore ha la propria mission e i propri valori: questo rende necessarie delle scelte specifiche che privilegiano alcuni elementi piuttosto che altri. Se stai progettando una strategia di marketing e/o vuoi rivedere la tua immagine aziendale CHIAMACI E PRENOTA UN APPUNTAMENTO.

 

Perché aprire un e-commerce nel 2021 è un’ottima idea

Perché aprire un e-commerce nel 2021 è un’ottima idea

Ti stai chiedendo perché aprire un e-commerce oggi?

 

Sempre più aziende, piccole imprese e commercianti stanno pensando di aprire un e-commerce per fronteggiare questo periodo di grande difficoltà e cogliere le potenzialità che il commercio online offre. Se non sei fra questi dovresti considerare l’idea, questo è il momento perfetto per lanciarsi, e adesso ti spiegheremo perché aprire un e-commerce può fare la differenza!

La pandemia ha modificato radicalmente le nostre abitudini d’acquisto, e gli e-commerce in particolare hanno registrato un significativo aumento delle vendite online.

Durante il primo lockdown anche i più scettici, costretti in casa, hanno preso confidenza con lo shopping online. E anche dopo hanno continuato ad usare con regolarità gli e-commerce, in parte per le restrizioni che continuano a limitare i nostri spostamenti, ed in parte per quella sensazione di insicurezza che ancora oggi è molto diffusa e non consente a tutti di entrare in un negozio fisico senza timori.

Non ci sorprendono quindi i dati sull’andamento del commercio online nel 2020, e le previsioni per il 2021: le vendite online sono un trend in forte crescita, i negozi fisici sono sempre più in difficoltà (e già prima non stavano alla grande) e sono sempre più numerosi i commercianti e gli imprenditori che scelgono di aprire uno shop online.

 

I NUMERI DELL’E-COMMERCE NEL 2020.

Gli acquisti online nel 2020 (dati dell’Osservatorio eCommerce B2C) valgono “SOLO” 30,6 miliardi di euro, grazie soprattutto all’acquisto di Prodotti, che crescono di 5,5 miliardi di euro rispetto al 2019, raggiungendo quota 23,4 miliardi di euro, e di contro frenati dal crollo del settore dei servizi, in primis turismo e trasporti, i più colpiti dalla pandemia. (fonte: Osservatorio eCommerce B2c)

I numeri del settore nel 2020:  ecco perché conviene aprire un e-commerce

Fonte: Osservatorio eCommerce B2c

E gli italiani come si rapportano al mondo delle vendite online?

Durante lo scorso anno l’80% degli utilizzatori di internet ha ricercato online un prodotto o un servizio e il 74% ha effettuato almeno un acquisto.

Il 76% degli utenti e-commerce ha acquistato da mobile nel corso dell’ultimo anno, contro una media europea del 64%, il 98% di questi ha acquistato tramite marketplace e 31,6 milioni di persone hanno acquistato online da siti esteri.

Se poi guardiamo come la Pandemia abbia influenzato le abitudini di acquisto, risulta che durante il primo mese di lockdown il 31% degli italiani ha acquistato online prodotti che normalmente avrebbe acquistato in negozio.

 

Perché acquistiamo online:

  • È facile: In pochi click, e da qualsiasi luogo ci si trovi, è possibile acquistare quello che si desidera e riceverlo comodamente a casa.
  • È conveniente: la scelta degli acquisti online è spesso mossa da promozioni e sconti. Acquistiamo online perché siamo alla ricerca della migliore offerta.
  • È pratico: quando acquistiamo online possiamo prenderci tutto il tempo necessario per fare ricerche, confrontare prodotti, cercare recensioni e valutare le alternative, e fare tutto ciò comodamente seduti e senza sprecare tempo girando per negozi.

Ma il tessuto di piccole e medie imprese è pronto a questa rivoluzione digitale che sta invadendo un po’ tutti i settori?

La crisi sanitaria ha generato un’evoluzione digitale senza precedenti degli stili di vita degli italiani, andando a modificare profondamente anche i comportamenti di acquisto. Il customer journey di oggi risente fortemente della nuova “normalità” in cui viviamo: aumenta la frequenza di acquisto nell’e-Commerce (+79%), l’home delivery rimane la modalità preferita di ricezione dei prodotti da oltre il 93% degli utenti.

Purtroppo, la digitalizzazione delle imprese italiane è ancora lontana dalla media europea, ma confido che questo momento di ridefinizione degli equilibri economici possa servire a colmare questo gap” Roberto Liscia, Presidente di Netcomm

Ci troviamo di fronte ad una grande opportunità, che richiede un’investimento iniziale anche contenuto, perché oggi e possibile realizzare un e-commerce professionale anche con un piccolo budget a disposizione, basta avere una buona agenzia alle spalle.

 

Ecco quindi 5 ottimi motivi per aprire un e-commerce 

  • Raggiungi clienti sempre: a casa, in ufficio, in città come al mare, le persone amano acquistare in qualsiasi condizione, puoi vendere 7 giorni su 7, 24 ore su 24.
  • Non hai limiti geografici: non solo puoi vendere a qualunque ora, ma anche in qualunque luogo, basta ci arrivi il corriere! Vendi in qualunque orario e spedisci ovunque.
  • Aprire uno shop online è semplice ed economico: esistono molti strumenti che consentono di creare e gestire un sito E-COMMERCE (da Woocommerce a Prestashop), ed è anche più economico rispetto all’apertura di un negozio fisico, che richiede un ingente investimento iniziale soprattutto legato agli spazi, dal negozio al magazzino. Con un e-commerce si abbattono molti costi fissi.
  • Puoi intercettare le esigenze del tuo pubblico: attraverso il tuo sito puoi raccogliere dati e informazioni su tutti gli utenti e la loro fruizione dello shop. Questo ti consente di conoscere clienti attuali e potenziali, comprendere le loro esigenze, gusti e abitudini di acquisto, e capire come convincerli ad acquistare, per portarli a riacquistare e riuscire a fidelizzarli. Potrai così offrire loro ciò che desiderano!
  • Potrai gestire e monitorare le tue attività di marketing e la tua immagine (brand image & reputation) a 360°: dal remarketing alla strutturazione di promozioni e offerte ad hoc, dalle newsletter alla pubblicità “in store” e l’advertising in genere, dal customer care alla gestione di tutte le interazioni con i clienti.

In conclusione

Sono tante le attività che potrebbero trarre grandi vantaggi tuffandosi nelle vendite online con un proprio e-commerce, ed i rischi sono decisamente bassi. Se pensi che la tua impresa rientri tra queste, perché ad esempio molti tuoi competitor vendono già online, ma hai ancora dubbi, perplessità o non sai da dove partire per aprire il tuo primo e-commerce, FACCELO SAPERE!

CONTATTACI E VIENI A PRENDERE UN CAFFÈ CON NOI, IL WEB È LA NOSTRA PASSIONE A 360°

Ti consiglieremo e seguiremo passo dopo passo nella realizzazione del sito e-commerce più adatto alle tue esigenze.

La certificazione Google ADS

La certificazione Google ADS

Google è sempre stato un nostro caro amico, con cui lavoriamo sin dagli inizi della nostra attività per cercare di offrire ai nostri clienti un buon servizio, puntuale, aggiornato ed efficace.

Nello svolgere il nostro lavoro al meglio abbiamo testato, programmato e impostato centinaia di campagne e inserzioni, e poi modificato, aggiornato e analizzato ogni singolo elemento delle nostre attività di SEM, studiando tanto e sempre.

Di recente ci siamo però resi conto che non abbiamo mai valorizzato davvero tutte le competenze e esperienze acquisite in questi anni, e che spesso i clienti, quelli che ci hanno scelto e quelli che hanno pensato di farlo, non sono consapevoli di quando duro lavoro possa esserci dietro a quello che sembra un semplice annuncio di poche righe sulla rete di ricerca di Google.

Così abbiamo pensato che non esiste modo migliore di una certificazione Google Partner per dimostrare le nostre competenze nelle campagne Google AdWords in modo affidabile e trasparente.

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Cos’è la certificazione rilasciata da Google? Come funziona? Come si può ottenerla?

La guida di Google Ads ci dice che la certificazione è un accreditamento professionale riconosciuto agli utenti che dimostrano competenze avanzate nell’utilizzo di Google Ads. Questa permette di dimostrare di essere degli esperti della pubblicità online su Google e di avere inoltre competenze di web marketing. 

Google Ads è senza dubbio uno degli strumenti più utilizzati per l’advertising online, ha un funzionamento alquanto complesso, ed è per questo che Google stesso dà la possibilità di formarsi gratuitamente, grazie ad una vasta gamma di corsi e contenuti disponibili sulla sua piattaforma Skillshop, per poter così ottenere la certificazione.

Vediamo nel dettaglio i vari tipi di certificazioni Google ADS

Ad oggi esistono 4 tipi di certificazioni per Google Ads, disponibili in ben 22 lingue:

  • Rete di ricerca: saper creare e ottimizzare campagne sulla rete di ricerca Google (i cosiddetti annunci sponsorizzati che compaiono nei nostri risultati quando effettuiamo una ricerca su Google utilizzando determinate keywords che hanno lo scopo di portare traffico al sito).
  • Display: saper sviluppare strategie e campagne efficaci per la Rete Display, allo scopo di aumentare la notorietà del brand ed accrescerne la visibilità online.
  • Video: saper sfruttare le soluzioni per la pubblicità video su Youtube grazie ad uno storytelling efficace, con lo scopo di aumentare la notorietà del brand.
  • Shopping: saper creare e ottimizzare gli annunci shopping e promuovere così il proprio catalogo prodotti.

Come ottenere le certificazioni Google ADS

Per ricevere le certificazioni bisogna registrarsi su Skillshop e sostenere un test composto da 50 domande a scelta multipla. Bisogna rispondere correttamente ad almeno l’80% delle domande in 75 minuti, e se non superi un test, puoi riprovare dopo 24 ore. Ogni certificazione ha inoltre la validità di un anno e per rinnovarla bisogna superare nuovamente l’esame. Una volta superato l’esame si riceve una email contenente l’attestato con nome e cognome, la tipologia di certificazione ottenuta, la data di acquisizione e di scadenza della certificazione.

Come prepararsi al meglio per l’esame Google Adwords

Studiare non basta, e nemmeno conoscere la piattaforma AdWords è sufficiente. Non basta quindi aver impostato qualche campagna: bisogna conoscere ogni dettaglio della piattaforma e del suo funzionamento per saperlo sfruttare al massimo delle sue potenzialità.
Per raggiungere un tale livello di competenza sono necessari anni di esperienza nella creazione e progettazione di campagne ed un costante lavoro di analisi delle performance ed aggiornamento continuo, perché si sa che Google non si ferma mai.

Perchè ottenere la certificazione AdWords?

Il principale vantaggio di possedere la certificazione Google ADS è poter dimostrare ai propri clienti, grazie al certificato stampabile e al profilo Google Partner, che le nostre competenze sono riconosciute da Google. Non un riconoscimento qualsiasi insomma…

… quindi ci siamo guadagnati anche noi il badge di Google Partner e volevamo condividere con voi questo nostro piccolo ma importante traguardo!

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